I colloqui di lavoro ti possono portare anche a bologna! ..Non di certo per un lavoro a bologna: caldo d'estate, freddo d'inverno, dei bolognesi nemmeno l'ombra, il mare ad un'ora di distanza etc. etc. ..Dopo il colloquio vai in giro, fai proprio il turista, via santo stefano (più escursus in via zamboni), le 7 chiese, asinelli, roxy bar, piazza maggiore, viale indipendenza, poi torni indietro e fai un aperitivo a "la linea".
Niente di strano, se non altro incontri una tipa in zona roxy bar, con cani al seguito, che chiede gli spiccioli. capelli unti, canotta nera con sopra felpa con cappuccio, jeans logori. la faccia vissuta, magra ma non scheletrita, 5 anni fa doveva essere una bella ragazza, ora chiede gli spiccioli, mi porge il bicchiere, io gli dico che non ho monete, lei esclama: "Il numero di telefono !!!" io sorrido, lei da dietro mi urla, ma senza esagerare: "perchè ridi, non posso chiedertelo?".
L'ho preso come un complimento. Grazie dalla mia autostima.
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venerdì 10 settembre 2010
venerdì 2 luglio 2010
premure
le bambine salgono velocemente in macchina. dietro i movimenti determinati della mamma, spariscono le piccole chiome bionde, ora sono solo 2 ciuffettini appena visibili sul sedile posteriore. la cura e la risolutezza impiegati nel farle salire non ha per niente scoraggiato Pietro.
chiude lo sportello della Y e dentro di se, sa che non può rimandare. una leggera incertezza la frena, prende qualche attimo di tempo guardando l'orologio e sistemandolo al polso, le sue mani curate, stanche ma ferme e decise, ormai si aprono in quell'abbraccio tanto agognato da pietro.
guarda la mamma che fa salire le bambine, senza batter ciglio. mocassini jeans e maglietta, capelli pettinati con cura, appoggiato all'auto aspetta paziente il suo turno. non vuole intromettersi in quella piccola e insignificante azione quotidiana. gli occhi seguono i movimenti della mamma, in parte vogliono vedere la mammina, in parte vogliono salutare le bambine. fortunatamente non ha modo di intervenire, anche se lui preso da un attimo di tenerezza lo volesse, lei non gli sta dando la possibilità di farlo. ora finalmente potrà abbracciarla, e trasmetterle tutto il bene che le vuole. anche se solo per pochi attimi.
lo sguardo di lei è veramente forte, esprime tutta la sua voglia di stare accanto a pietro, eppure guradando meglio si vede quanto sia timorosa di farlo.
mangia il gelato e vede accanto a se la mamma che sistema l'altra sorella sul seggiolino per bambini. ora la mamma sta abbracciando quel signore che a volte fa loro compagnia, mentre vanno a fare la spesa, e che le saluta appena. Quel signore ha lo stesso profumo che ha la mamma quando torna la sera che ci lascia con la zia, e viene a darci la buonanotte e io faccio finta di dormire, secondo me lui potrebbe diventare mio papà, ma la mamma crede che non lo sappia fare.
chiude lo sportello della Y e dentro di se, sa che non può rimandare. una leggera incertezza la frena, prende qualche attimo di tempo guardando l'orologio e sistemandolo al polso, le sue mani curate, stanche ma ferme e decise, ormai si aprono in quell'abbraccio tanto agognato da pietro.
guarda la mamma che fa salire le bambine, senza batter ciglio. mocassini jeans e maglietta, capelli pettinati con cura, appoggiato all'auto aspetta paziente il suo turno. non vuole intromettersi in quella piccola e insignificante azione quotidiana. gli occhi seguono i movimenti della mamma, in parte vogliono vedere la mammina, in parte vogliono salutare le bambine. fortunatamente non ha modo di intervenire, anche se lui preso da un attimo di tenerezza lo volesse, lei non gli sta dando la possibilità di farlo. ora finalmente potrà abbracciarla, e trasmetterle tutto il bene che le vuole. anche se solo per pochi attimi.
lo sguardo di lei è veramente forte, esprime tutta la sua voglia di stare accanto a pietro, eppure guradando meglio si vede quanto sia timorosa di farlo.
mangia il gelato e vede accanto a se la mamma che sistema l'altra sorella sul seggiolino per bambini. ora la mamma sta abbracciando quel signore che a volte fa loro compagnia, mentre vanno a fare la spesa, e che le saluta appena. Quel signore ha lo stesso profumo che ha la mamma quando torna la sera che ci lascia con la zia, e viene a darci la buonanotte e io faccio finta di dormire, secondo me lui potrebbe diventare mio papà, ma la mamma crede che non lo sappia fare.
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racconto
giovedì 24 giugno 2010
guardare avanti
Fino a qualche tempo fa c'era considerazione, chiaccherate infinite, o semplici comunicazioni di lavoro. dialoghi di tutti i tipi. brontolate, reazioni, si costruiva un progetto, si pensava al futuro, si ricordava il passato. Frasi malinconiche, frasi di speranza. A volte in tono acceso, a volte in tono pacato, altre ancora sbattendo la porta, altre sbattendo la cornetta, qualche volta addirittura insulti. litigate, incomprensioni, o risate, parole di svago, già, quante parole sono passate... ed ora? ora sono in un angolo, non mi considera più nessuno, nessuno vuole più "usarmi", mi sfrecciano accanto indaffarati nella loro routine quotidiana... com'è dura essere una cabina telefonica negli anni 2000.
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racconto
lunedì 1 febbraio 2010
Tutti amano i pompieri
"Ciao, si entrate pure è aperto!! "
"Se le piastre sono accese, ce lo fai qualcosa da mangiare?"
"Guarda, per voi le accenderei le piastre! ditemi che cosa vi piace di più, che ve lo preparo!"
"Grazie, 6 troppo gentile, senti allora prendiamo 4 bei panini, quelli che ti vengono meglio!"
Erano 2 bei ragazzi, bei fisici, li vedevo in faccia che erano stanchi e affamati, chissà da quanto tempo erano in piedi! dopo lo scoppio, tutte le forze militari e civili erano andate a dare una mano, pompieri per primi. Praticamente sono angeli, sotto le macerie pericolanti a salvare i superstiti, quasi quasi glieli regalo questi panini e queste 2 birre. se non fosse per loro sarebbe stata una tragedia di proporzioni assai peggiori.
"Tornate dal crollo?"
"Si siamo stati lì 10 ore, ora dobbiamo riposarci un po', domattina riattacchiamo!"
"Ma che ci fate lontano così, dalla caserma e dal fattaccio?"
"Non ne potevamo più di quelle macerie e di quelle urla strazianti! volevamo allontanarci e staccare un po. E poi ci hanno detto che questi sono i panini più saporiti di tutta la provincia!"
Sarà per il vestito da pompiere sporco di polvere, per i capelli spettinati dal casco, o per quegli occhi scuri, stanchi e intensi, ma lo ascoltavo e lo guardavo come ipnotizzata.
Avrà 10 anni più di me. "Ragazzi che ne dite intanto di una birra, e di questi crostini salsiccia e stracchino?" Glieli ho portati con una leggerezza insolita, i miei fianchi si muovevano come comandati dal suono di un flauto lontano.
"Questo è proprio quello che ci voleva! Cmq io mi chiamo Bruno, e lui è Piero"
Quella stretta di mano energica e calda, mi faceva impazzire, arrossii.
"Io sono Michelle, e voglio sapere se tutti i pompieri sono così intrapendenti!"
"No, solo con le ragazze carine e inarrivabili!! ...dai scusa non voglio fare il piacione, solo che è bello fare una conversazione normale senza pensare a quello che è accaduto poche ore fa..."
"no problem, sto volentieri allo scherzo cmq, si sono inarrivabile, e non mi faccio problemi se mi chiedono come mi chiamo! da dove venite? Roma?"
"Si, si sente tanto così? siamo stati svegliati alle 3 stanotte, partiti di corsa, ed eccoci qua, in toscana." Le parole scorrevano, le birre diventaro limoncello e poi rum. passarono a trovarmi Stefania e Gilde. Quel mercoledì tragico mi vide in un quadretto da cartolina in 5 dentro la mia paninoteca a parlare come se ci conoscessimo da una vita. Non nego che ero molto attratta da Bruno, anche se decisamente + grande di me, mi attraeva tantissimo. Era simpatico, scherzava, rideva, aveva energie da vendere, mi faceva sentire a mio agio, e poi che fascino, quello dell'uomo maturo, quel fascino di chi ne ha viste e vissute tante. Capivo che ci provava con me, ma in maniera soft, garbata, con le armi giuste.
"Bruno, io sono stanco morto, mi dispiace interrompere questa serata piacevole ma sono 24 ore che siamo in piedi e domani c'è da fare, dai rientriamo in caserma, che un letto ci aspetta."
Quella frase mi scosse, l'incanto era finito. Chiusi il locale, tutti e 5 ci dirigemmo verso la macchina.
"Piero, te prendi la nostra, e accompagna le bimbe, ci vediamo in caserma, io vengo con Michelle, mi porta a vedere, il lungomare." l'incanto ricomparve come chiamato dal suono della sua voce.
Sapevo come sarebbe andata la serata, andai diretta a casa mia. E' stata una serata fantastica, è stato un amante fantastico, è stato quasi un sogno, l'unica cosa piacevole in questo giorno funesto per Viareggio.
I contatti nei giorni seguenti proseguirono, le conversazioni erano frizzanti e mai noiose.
All' n-esimo invito decisi di andare a trovarlo a Roma. Lasciai il negozio alle mie amiche, cosa mai fatta. In treno pensavo a come sarebbe stato, frequentare un uomo di 10 anni più grande di me. Certo molto più maturo di tutti i ragazzi frequentati fino ad adesso, senza tutti quegli atteggiamenti infantili e sciocchi, che non avevo mai sopportato. Sorridevo. Roma arrivo, e la felicità ci trovo! facevo anche le rime, tanto ero contenta. Durante il viaggio ci saremo sentiti 1000 volte. Fu l'abbraccio più lungo e intenso che abbia mai avuto. Alla stazione, come 2 ragazzi che si incontrano in ferie e si rivedono in autunno, giusto per provare a rinverdire quel bel ricordo estivo. Mi disse che purtroppo non poteva ospitarmi in caserma, e che mi avrebbe fatto alloggiare in un posticino carino di proprietà di un suo amico. Quasi per gioco gli dissi :"
Ma te con chi vivi?" e lui imbarazzatissimo, ma con quella faccia sensuale, sincera e un po' da paraculo: "con la mia ex moglie, con la mia nuova ragazza e con 3 figli. Si, è una situazione complicata, ma i 3 figli non sono tutti miei, uno è mio e della mia ex moglie, uno è mio e della mia nuova compagna, l'altro è della mia nuova compagna, e del suo ex. Ma l'ex, non vive von noi!!"
"Se le piastre sono accese, ce lo fai qualcosa da mangiare?"
"Guarda, per voi le accenderei le piastre! ditemi che cosa vi piace di più, che ve lo preparo!"
"Grazie, 6 troppo gentile, senti allora prendiamo 4 bei panini, quelli che ti vengono meglio!"
Erano 2 bei ragazzi, bei fisici, li vedevo in faccia che erano stanchi e affamati, chissà da quanto tempo erano in piedi! dopo lo scoppio, tutte le forze militari e civili erano andate a dare una mano, pompieri per primi. Praticamente sono angeli, sotto le macerie pericolanti a salvare i superstiti, quasi quasi glieli regalo questi panini e queste 2 birre. se non fosse per loro sarebbe stata una tragedia di proporzioni assai peggiori.
"Tornate dal crollo?"
"Si siamo stati lì 10 ore, ora dobbiamo riposarci un po', domattina riattacchiamo!"
"Ma che ci fate lontano così, dalla caserma e dal fattaccio?"
"Non ne potevamo più di quelle macerie e di quelle urla strazianti! volevamo allontanarci e staccare un po. E poi ci hanno detto che questi sono i panini più saporiti di tutta la provincia!"
Sarà per il vestito da pompiere sporco di polvere, per i capelli spettinati dal casco, o per quegli occhi scuri, stanchi e intensi, ma lo ascoltavo e lo guardavo come ipnotizzata.
Avrà 10 anni più di me. "Ragazzi che ne dite intanto di una birra, e di questi crostini salsiccia e stracchino?" Glieli ho portati con una leggerezza insolita, i miei fianchi si muovevano come comandati dal suono di un flauto lontano.
"Questo è proprio quello che ci voleva! Cmq io mi chiamo Bruno, e lui è Piero"
Quella stretta di mano energica e calda, mi faceva impazzire, arrossii.
"Io sono Michelle, e voglio sapere se tutti i pompieri sono così intrapendenti!"
"No, solo con le ragazze carine e inarrivabili!! ...dai scusa non voglio fare il piacione, solo che è bello fare una conversazione normale senza pensare a quello che è accaduto poche ore fa..."
"no problem, sto volentieri allo scherzo cmq, si sono inarrivabile, e non mi faccio problemi se mi chiedono come mi chiamo! da dove venite? Roma?"
"Si, si sente tanto così? siamo stati svegliati alle 3 stanotte, partiti di corsa, ed eccoci qua, in toscana." Le parole scorrevano, le birre diventaro limoncello e poi rum. passarono a trovarmi Stefania e Gilde. Quel mercoledì tragico mi vide in un quadretto da cartolina in 5 dentro la mia paninoteca a parlare come se ci conoscessimo da una vita. Non nego che ero molto attratta da Bruno, anche se decisamente + grande di me, mi attraeva tantissimo. Era simpatico, scherzava, rideva, aveva energie da vendere, mi faceva sentire a mio agio, e poi che fascino, quello dell'uomo maturo, quel fascino di chi ne ha viste e vissute tante. Capivo che ci provava con me, ma in maniera soft, garbata, con le armi giuste.
"Bruno, io sono stanco morto, mi dispiace interrompere questa serata piacevole ma sono 24 ore che siamo in piedi e domani c'è da fare, dai rientriamo in caserma, che un letto ci aspetta."
Quella frase mi scosse, l'incanto era finito. Chiusi il locale, tutti e 5 ci dirigemmo verso la macchina.
"Piero, te prendi la nostra, e accompagna le bimbe, ci vediamo in caserma, io vengo con Michelle, mi porta a vedere, il lungomare." l'incanto ricomparve come chiamato dal suono della sua voce.
Sapevo come sarebbe andata la serata, andai diretta a casa mia. E' stata una serata fantastica, è stato un amante fantastico, è stato quasi un sogno, l'unica cosa piacevole in questo giorno funesto per Viareggio.
I contatti nei giorni seguenti proseguirono, le conversazioni erano frizzanti e mai noiose.
All' n-esimo invito decisi di andare a trovarlo a Roma. Lasciai il negozio alle mie amiche, cosa mai fatta. In treno pensavo a come sarebbe stato, frequentare un uomo di 10 anni più grande di me. Certo molto più maturo di tutti i ragazzi frequentati fino ad adesso, senza tutti quegli atteggiamenti infantili e sciocchi, che non avevo mai sopportato. Sorridevo. Roma arrivo, e la felicità ci trovo! facevo anche le rime, tanto ero contenta. Durante il viaggio ci saremo sentiti 1000 volte. Fu l'abbraccio più lungo e intenso che abbia mai avuto. Alla stazione, come 2 ragazzi che si incontrano in ferie e si rivedono in autunno, giusto per provare a rinverdire quel bel ricordo estivo. Mi disse che purtroppo non poteva ospitarmi in caserma, e che mi avrebbe fatto alloggiare in un posticino carino di proprietà di un suo amico. Quasi per gioco gli dissi :"
Ma te con chi vivi?" e lui imbarazzatissimo, ma con quella faccia sensuale, sincera e un po' da paraculo: "con la mia ex moglie, con la mia nuova ragazza e con 3 figli. Si, è una situazione complicata, ma i 3 figli non sono tutti miei, uno è mio e della mia ex moglie, uno è mio e della mia nuova compagna, l'altro è della mia nuova compagna, e del suo ex. Ma l'ex, non vive von noi!!"
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racconto
domenica 31 gennaio 2010
Dopo lavoro
Giorgio si infila il giacchetto e come al solito, con le mani, tasta tutte le tasche per controllare se ha preso il cel, le sigarette, le chiavi. Chiude l'ufficio, lascia in carica il tel aziendale e si avvia con il suo passo deciso, fiero e triste all'uscita. Ripercorre mentalmente le cose che dovrà fare all'indomani a lavoro. Questo l'aiuta a fissarle meglio nella mente. Poi pensa alle sue cose. Stasera non ha impegni, potrà fare ciò che vuole. Prima cosa, sosta all'ipercoop, il frigo è vuoto, deve passare a far la spesa. Nel mentre penserà a stasera. Si muove disinvolto tra i reparti dell'ipermercato, sceglie come una casalinga esperta, tra mille prodotti, quello che gli sembra abbia il miglior rapporto qualità prezzo, si mette in fila alla cassa e aspetta paziente il proprio turno. Inizia a sentire un certa stanchezza, insomma è da stamani prima delle 7 che è attivo, le luci chiare del banco frigo, gli hanno dato il colpo di grazia, gli occhi iniziano a frizzare, lenti a contatto, schermo del pc sono un mix micidiale. Dopo una settimana intensa come quella passata a lavoro, il solo pensiero di dover arrivare fino a tardi stasera, gli fa sentire freddo. Sono le sette di sera, la cassiera lo saluta, con quel tono che sembra dirgli: "lo so che è dura, ma fatti forza che mi sembri in gamba" , lui pensa che susciti questo pensiero in lei perchè non compra l'insalata confezionata monoporzione e stracara, ma un bel cespo di indivia belga. Tornando a casa, realizza definitivamente, che stasera non uscirà, leggerà un po' e poi si addormenterà guardando un bel film, probabilmente pulp fiction. Ore 19e30, il fornello è acceso, nel giro di mezz'ora sarà a tavola, da solo. Taglia le zucchine e pensa. Pensa e sogna. Il dopo lavoro dovrebbe iniziare sempre dal parrucchiere. A Giorgio piace tantissimo tagliarsi i capelli, piacciono gli odori che si respirano dal coiffeur, piace farsi lavare i capelli e massaggiare la cute. Poi uscire x un aperitivo nel suo locale preferito e conoscere nuove persone. Incontrare artisti di varie arti, davanti ad un buon bicchiere di vino e un tagliere di formaggi e salumi, e parlare delle loro attività conoscendo mondi nuovi, lontani dal suo. Passare ad un festa alla "eyes wide shot" dove con una maschera ti senti libero di fare ciò che ti pare con la tua identità protetta, e trattenersi fino a tardi con estranei a parlare cose più grandi di loro. Scambiarsi numeri ed inviti per feste sempre più ricercate e private. Tirar tardi e dimenticarsi del lavoro. Magari l'indomani fare colazione in centro leggendo il Fatto Quotidiano, con un raggio di sole che scalda il succo all'ananas, in compagnia di alcune delle persone della sera prima, giocare con la schiuma del cappuccino come bambini. Salire in macchina e fare una giterella sul lago di Massaciuccoli, ascoltando un gruppo emergente berlinese. Rincasare, fare del buon sesso, prima di andare al teatro Verdi.
Il soffritto stava per bruciare, aggiunge le zucchine ormai tagliate. Stanco e già con il pensiero alla sveglia dell'indomani, sistema la cucina e si ritira nella sua stanza. Sono le 21e30, sul comodino c'è "guerra e pace", la società russa dell'800 è affascinante. Ma stasera guarderà un film leggero, vuole distrarsi. Rimette la sveglia alle 6e45, e poi mentre cerca un film sull'hardisk arriva un sms, un sorriso compare sul suo volto serio, è il suo amico parrucchiere. Gli ricorda dell'appuntamento di domani e gli chiede se si unirà a lui ed alcuni amici per un aperitivo con la compagnia teatrale di cui il coiffeur è sponsor. Domani è venerdì, e ci sarà il dopo lavoro perfetto.
Il soffritto stava per bruciare, aggiunge le zucchine ormai tagliate. Stanco e già con il pensiero alla sveglia dell'indomani, sistema la cucina e si ritira nella sua stanza. Sono le 21e30, sul comodino c'è "guerra e pace", la società russa dell'800 è affascinante. Ma stasera guarderà un film leggero, vuole distrarsi. Rimette la sveglia alle 6e45, e poi mentre cerca un film sull'hardisk arriva un sms, un sorriso compare sul suo volto serio, è il suo amico parrucchiere. Gli ricorda dell'appuntamento di domani e gli chiede se si unirà a lui ed alcuni amici per un aperitivo con la compagnia teatrale di cui il coiffeur è sponsor. Domani è venerdì, e ci sarà il dopo lavoro perfetto.
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racconto
venerdì 20 novembre 2009
risate strappate con l'amarezza nel cuore (racconto)
Furio, un ciuffettino di capelli biondi ribelli e 2 gambe seccoline che escono dai calzoncini.
Oggi, non sta nella pelle per l'emozione!
L'attesa lo eccita. Il circo era in città, e questa sera sarebbe andato a vederlo!
"Papà - urlò - andiamo nei seggiolini in prima fila! dai, dai! mi aspetta Giuseppe"
Nemmeno l'odore di stalla, acre e intenso, che si respirava nel tendone rattoppato del circo, lo avrebbe trattenuto dal gustarsi quello spettacolo tanto desiderato.
Gli spettatori continuavano ad affluire e rumoreggiare ma niente distraeva il nostro piccolo Furio, dall'osservare attentamente, i circensi all'opera.
Era immerso nell'incanto del circo: giocolieri ammaestratori di sfere di fuoco, trapezisti volanti, animali da fiaba, giganteschi e con orecchi enormi.
Lui ripeteva in continuo di voler camminare sulle funi, da grande; e non credeva fosse vero, essere lì con suo padre. La nave dove prestava servizio era da pochi giorni rientrata in porto, e tra 2 settimane sarebbe nuovamente partito, e chissà quando ritornato.
Possiamo dire senza sbagliare che quella sera, Furio, era al settimo cielo.
In una mano , la mano del padre, nell'altra lo zucchero filato, e davanti a se lo spettacolo che più amava.
Alternava risate fragorose a respiri trattenuti per lo stupore.
***
Ho sempre creduto che il rumore delle onde, alla sera, quando il mare è calmo, sia una delle cose più rilassanti che esista. E ne sento il bisogno.
Lontano dalle urla dei bambini festanti e lontano dai riflettori che ti fanno appiccicare i pantaloni alla pelle. Questa sera ho bisogno di farmi cullare dal mare.
Questa sera avrei bisogno di ridere, questa sera avrei bisogno di non pensare. Questa sera forse non dovrei bere questo cognac da 4 soldi.
Le stelle implacabili mi guardano, "cosa volete! voi che siete li da prima di tutto, e che ci rimarrete dopo che tutto sarà stato!!!" ho la sensazione che mi giudichino, ho la sensazione che siano parte della mia coscienza. L'acqua di mare mi aiuta a togliere lo spesso strato di cerone che si attacca alla faccia, non lo sopporto più! Il cognac invece mi aiuta a non sentire il dolore che accompagna i ricordi. L'arte del far ridere come tutte le cose diventa un lavoro, sono talmente bravo nel mio lavoro che posso far ridere, anche calpestando il sangue amico coperto con la segatura. Il buio del mare notturno fa da sfondo alla mia immagine goffa, che tiene il pubblico attaccato alla panca. Da un lato il severo padrone con baffi lunghi, ed il frustino in mano, che tuonò:" non sarà un laccio strappato a farmi perdere l'intero incasso, che entrino i pagliacci" dall'altro lato un pubblico ignaro, da non far scappare via. In mezzo vedo solo la segatura e la rena. Con il nostro ingresso abbiamo spezzato lo stupore per quel numero fantastico, che aveva zittito tutto il tendone, nessuno si è accorto, sessuno saprà, il trapezista coperto dai nostri sorrisi fasulli, fa la sua ultima uscita di scena, ma il sipario con i pesanti drappi rossi cala solo sulla sua anima, spezzata come il laccio che lo teneva. Non c'è un liquore così forte, da farti passare l'amarezza per non aver potuto soccorrere un amico morente, per non esserti potuto disperare apertamente, per non avergli potuto tenere la mano mentre agonizzava con la bocca impastata dalla rena. Nessuno ha osato disubbidire a quell'ordine impartiro dal frustino del padrone. Tutti sappiamo che non ci possiamo permettere una serata persa, anche Giolitti appena eletto, aveva detto alla radio di rimboccarsi le maniche. Solo che per me è diverso, avevamo iniziato insieme, era un fratello. Attraverso il giallo sbiadito, di questa bottiglia di cognac da correzione, lo vedo sdoppiato, lo vedo mentre capisce che il laccio si è rotto e lo vedo come tanti anni fa, qndo ci demmo appuntamento al circo in prima fila, ed io arrivai in ritardo e lui aveva già preso lo zucchero filato, lo teneva in una mano, e nell'altra la mano del padre.
Oggi, non sta nella pelle per l'emozione!
L'attesa lo eccita. Il circo era in città, e questa sera sarebbe andato a vederlo!
"Papà - urlò - andiamo nei seggiolini in prima fila! dai, dai! mi aspetta Giuseppe"
Nemmeno l'odore di stalla, acre e intenso, che si respirava nel tendone rattoppato del circo, lo avrebbe trattenuto dal gustarsi quello spettacolo tanto desiderato.
Gli spettatori continuavano ad affluire e rumoreggiare ma niente distraeva il nostro piccolo Furio, dall'osservare attentamente, i circensi all'opera.
Era immerso nell'incanto del circo: giocolieri ammaestratori di sfere di fuoco, trapezisti volanti, animali da fiaba, giganteschi e con orecchi enormi.
Lui ripeteva in continuo di voler camminare sulle funi, da grande; e non credeva fosse vero, essere lì con suo padre. La nave dove prestava servizio era da pochi giorni rientrata in porto, e tra 2 settimane sarebbe nuovamente partito, e chissà quando ritornato.
Possiamo dire senza sbagliare che quella sera, Furio, era al settimo cielo.
In una mano , la mano del padre, nell'altra lo zucchero filato, e davanti a se lo spettacolo che più amava.
Alternava risate fragorose a respiri trattenuti per lo stupore.
***
Ho sempre creduto che il rumore delle onde, alla sera, quando il mare è calmo, sia una delle cose più rilassanti che esista. E ne sento il bisogno.
Lontano dalle urla dei bambini festanti e lontano dai riflettori che ti fanno appiccicare i pantaloni alla pelle. Questa sera ho bisogno di farmi cullare dal mare.
Questa sera avrei bisogno di ridere, questa sera avrei bisogno di non pensare. Questa sera forse non dovrei bere questo cognac da 4 soldi.
Le stelle implacabili mi guardano, "cosa volete! voi che siete li da prima di tutto, e che ci rimarrete dopo che tutto sarà stato!!!" ho la sensazione che mi giudichino, ho la sensazione che siano parte della mia coscienza. L'acqua di mare mi aiuta a togliere lo spesso strato di cerone che si attacca alla faccia, non lo sopporto più! Il cognac invece mi aiuta a non sentire il dolore che accompagna i ricordi. L'arte del far ridere come tutte le cose diventa un lavoro, sono talmente bravo nel mio lavoro che posso far ridere, anche calpestando il sangue amico coperto con la segatura. Il buio del mare notturno fa da sfondo alla mia immagine goffa, che tiene il pubblico attaccato alla panca. Da un lato il severo padrone con baffi lunghi, ed il frustino in mano, che tuonò:" non sarà un laccio strappato a farmi perdere l'intero incasso, che entrino i pagliacci" dall'altro lato un pubblico ignaro, da non far scappare via. In mezzo vedo solo la segatura e la rena. Con il nostro ingresso abbiamo spezzato lo stupore per quel numero fantastico, che aveva zittito tutto il tendone, nessuno si è accorto, sessuno saprà, il trapezista coperto dai nostri sorrisi fasulli, fa la sua ultima uscita di scena, ma il sipario con i pesanti drappi rossi cala solo sulla sua anima, spezzata come il laccio che lo teneva. Non c'è un liquore così forte, da farti passare l'amarezza per non aver potuto soccorrere un amico morente, per non esserti potuto disperare apertamente, per non avergli potuto tenere la mano mentre agonizzava con la bocca impastata dalla rena. Nessuno ha osato disubbidire a quell'ordine impartiro dal frustino del padrone. Tutti sappiamo che non ci possiamo permettere una serata persa, anche Giolitti appena eletto, aveva detto alla radio di rimboccarsi le maniche. Solo che per me è diverso, avevamo iniziato insieme, era un fratello. Attraverso il giallo sbiadito, di questa bottiglia di cognac da correzione, lo vedo sdoppiato, lo vedo mentre capisce che il laccio si è rotto e lo vedo come tanti anni fa, qndo ci demmo appuntamento al circo in prima fila, ed io arrivai in ritardo e lui aveva già preso lo zucchero filato, lo teneva in una mano, e nell'altra la mano del padre.
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venerdì 16 ottobre 2009
Ora di punta
Non mi va + di lavorare, per oggi basta! Come spesso accade mi sorprendo a giocherellare con le tende dell'ufficio: apri e chiudi, vedi la vetrata dall'altro lato della strada, non la vedi più, vedi un 27° piano, non lo vedi più. Ora uscirò da lavoro e la 5° strada mi assalirà con la sua folla infernale: uno slalom tra un corpo e l'altro! Di solito metto gli occhiali scuri per barricarmi nel mio mondo. 2 fermate di metro e sono quasi a casa: a fianco a me c'è il lettore del NYT, il venerdì legge il NYP ho sempre creduto che lo faccia x l'inserto che allegano. Di fronte a me c'è il giovanotto con la sua immancabile cascata di capelli sulla faccia e l'ipod, oggi ha messo la cover nera. Le signore, sono là in fondo, parlano al cellulare. Oggi, non vedo la ragazza con le lentiggini, forse è su un'altro vagone, forse oggi non era a lavoro...quanti corpi così vicini, e qnte vite così lontane...poi ci sono io. La mia mente è altrove, protetto dagli occhiali osservo gli altri, ogni giorno la stessa immagine, ogni anno gli stessi volti, ma non so a chi apparetengano. Esco dalla metro con passo serrato mi avvio verso casa, le gambe si muovono in automatico, io sbircio tra le vetrine, conosco tutte le commesse a memoria, qnto mi piace la biondina di starbucks, questa settimana fa il turno di pomeriggio, ma hanno cambiato la divisa, wow qnto le dona!! -SBAMM- sbatto contro qualcosa, no!! il cieco che alle 6e15 aspetta di attarversare la strada. "mi scusi tanto, sono mortificato" esclamo " aspetti l'aiuto a rialzarsi" . Mi vergogno tantissimo. Mi scuso con così tanta veemenza, che non do il tempo, al malcapitato di dire niente. Dopo 5 min siamo a bere una tazza di caffè, dopo quello che ho combinato, mi sento in dovere di stare un po' con quest'estraneo. Rassegnato all'idea di dover sprecare un po' di tempo con lui, intavolo una conversazione. L'orologio del locale segna le 19 e 30, il tempo è passato veloce, l'imbarazzo, misto a senso del dovere iniziale, ha lasciato il posto alla curiosità!! Quell'estraneo che dentro di me, da 2 anni, era relegato al ruolo di non vedente che alle 18 e 15 attraversa l'incrocio con la 7° strada, ora si chiama Rob. A quell'ora rientra a casa dopo aver passato il pomeriggio con i nipotini. I nipotini vivono lì vicino, dietro il portone verde con quella orrenda maniglia dorata. Il tempo che passa è scandito da tazze di caffè bollenti e parole piacevoli che mi scaldano, come la commessa biondina, che ha un cartellino con su scritto Katrine, e mi sorride.
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